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I signori dei furti

I signori dei furti

“La percezione dell’opinione pubblica sul tema ‘insicurezza’ è cresciuta notevolmente nonostante i reati in Italia siano in realtà diminuiti” 

Questa affermazione è vera ed è suffragata da dati e statistiche inopinabili, forse anche perché a diminuire sono i reati in generale, ma se si parla di furti essi sono aumentati nel 2017 a quasi 200.000  (in pratica ben oltre i 500 furti al giorno), 

Riportiamo un estratto dell'inchiesta pubblicata dalla testata L'Espresso il 26 agosto 2018

I signori dei furti venuti dall'Est

Clan georgiani, russi, balcanici specializzati nei colpi in casa. Fanno razzie in Italia e poi scappano.

Una legge nazionalista voluta da Putin rende quasi impossibili le estradizioni nel nostro paese.



Silenziosa mafia georgiana, organizzazione criminale in continua ascesa, che gestisce il business milionario dei furti in abitazione in tutta Europa.

Eserciti criminali capeggiati da boss con il passaporto russo, protetti da una legge nazionalista voluta da Vladimir Putin, che impedisce le estrazioni nei Paesi stranieri in caso di mandato di cattura internazionale.
Anche in questo caso i ladri arrestati dalla Questura di Milano fanno parte - secondo gli inquirenti - della criminalità organizzata georgiana. I loro nomi sono finiti in un ampio fascicolo coordinato dai pubblici ministeri milanesi David Monti e Laura Pedia, che da tempo si stanno occupando di questo ancora poco conosciuto fenomeno criminale ormai radicato in tutta Europa e soprattutto in Italia.

Chi sono i ladri dell'Est
Si fanno chiamare “i russi”, ma i loro passaporti sono quasi sempre falsi, proprio come i loro modi cortesi. Entrano ed escono dalle prigioni italiane, dove sono accolti con timore e deferenza, e dove non restano mai a lungo. Per regolare i conti non usano il piombo: bastano i pestaggi, feroci e silenziosi, interrotti un attimo prima che la vittima perda i sensi. Quando la vendetta lo richiede, però, sguinzagliano i loro cecchini migliori. Mirano dritti alla testa e poi svaniscono nel nulla.

Sono “vory v zakone”, ladri nella legge, padrini della mafia russa devoti a un codice criminale nato nei gulag sovietici e sopravvissuto fino a oggi.

In Italia alcuni di loro hanno trovato una patria d’adozione. E soprattutto, terreno fertile per costruire un impero che si finanzia grazie a un settore immune alla crisi: quello dei furti.

Una volta monopolio della piccola delinquenza comune, ora l’industria dei furti è stata conquistata dalle mafie straniere, che con il rigore di organizzazioni militari gestiscono eserciti di ladri sparpagliati in tutta Europa.
A contendersi il mercato - come ricostruito dall’Espresso - ci sono in particolare tre mafie internazionali. Nel nostro Paese i “signori dei furti” acquistano ville, riciclano i soldi, programmano summit criminali.
Si calcola che il giro d’affari delle razzie dei beni di lusso - oro, gioielli e oggetti preziosi - solo in Italia ammonti a decine di miliardi di euro all’anno.

Un business redditizio e dai rischi contenuti: quando i ladri vengono catturati, spesso scontano nelle prigioni italiane pochi mesi di detenzione e poi vengono rimpatriati nei Paesi d’origine, dove il reato associativo non viene quasi mai riconosciuto. E dunque tornano subito liberi.

Chi è il “generale Jango” 
«Siamo ladri, noi! Siamo una piccola forza. Ci facciamo sentire solo se abbiamo qualcosa di importante da dire. La verità è dalla nostra parte».

Così parlava - intercettato - un affiliato del clan di Kutaisi, potente organizzazione criminale della Georgia che oggi conta in Italia una delle sue più influenti succursali. La provincia pugliese, per esempio, è il regno di Merab Dzhangveladze, detto Jango, ritenuto il generale della mafia georgiana a capo di una holding dedita a furti e riciclaggio. Entra ed esce dal carcere, oppure sconta i domiciliari nella sua villa di Bari. Però le sue detenzioni sono sempre molto brevi. Perché per i tribunali italiani, a dispetto della sua fama internazionale, “Jango” continua a rimanere un semplice ladro.

Eppure le forze dell’ordine ne sono sicure: il suo esercito è sterminato. Sotto di lui i luogotenenti impartiscono ordini ai soldati semplici, detti “bravi ragazzi”, batterie di ladri attive in tutta Italia e nel resto d’Europa. Spesso per la polizia italiana sono fantasmi, mimetizzati fra decine di alias indecifrabili e protetti da uno stile di vita irreprensibile. Parlano poco, ma le loro storie sono impresse sulla pelle. Quattro lettere tatuate con inchiostro blu significano “ho ucciso un poliziotto”. Le rose dei venti indicano la gerarchia criminale dei ladri. Una stella vuol dire “vendetta compiuta”.

«Per i “vory”» spiega all’Espresso Alfredo Fabbroncini, dirigente della II Divisione della direzione centrale anticrimine del Servizio Centrale Operativo, «l’attività illecita è considerata sacra: rimanere per più di un anno a piede libero è un disonore».

Non attirare l’attenzione delle forze dell’ordine, invece, è una delle regole auree. E sarà per questo che l’unico fatto di sangue di cui i clan georgiani si sono macchiati in territorio italiano rimane l’omicidio del connazionale Revas Tchuradze, assassinato a Bari sei anni fa per aver incautamente cercato di scalzare un clan rivale. Da allora, i “bravi ragazzi” sono rimasti in silenzio, ma il loro disegno criminale si è allungato come la tela di un ragno. Altre centrali operative della mafia georgiana risultano attive a Catanzaro, Roma, Reggio Emilia, Torino. In Piemonte, in particolare, sono state scoperte palestre dello scasso dove i ladri si allenano a forzare serrature senza lasciare tracce.

I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Novara - i primi ad aver intuito la portata del fenomeno criminale - sotto la guida del pubblico ministero milanese Luigi Luzi si sono spinti ancora più in là: negli ultimi cinque anni hanno arrestato oltre 200 persone e recuperato refurtiva per 10 milioni di euro per un giro d’affari di quasi 100 mila euro al giorno. Soldi che finiscono direttamente nella cassa comune della cupola georgiana, la “obshak”, che a sua volta va a finanziare la “Organizacija”, la mafia russo-georgiana. Se la manovalanza criminale mantiene il profilo basso, infatti, i loro capi hanno ambizioni sfrenate. E vogliono proteggere l’impero con ogni mezzo.

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